Incontro con Marta Bellingreri intorno al suo libro "Lampedusa" e al tema scottante delle migrazioni, insieme a lei interverrà Raffaella Cosentino, giornalista freelance co-autrice del documentario Oltre l’Inverno sull’omicidio Carbone a Locri e del dossier Rosarno Arance Insanguinate dell’associazione antimafie daSud onlus.
Marta Bellingreri ha vissuto in Siria, Libano, Egitto, Palestina, Giordania e ha lavorato come mediatrice culturale con minori migranti a Lampedusa e a Roma. Dal 2012 vive e lavora in Tunisia.
giovedì 19 dicembre 2013
mercoledì 18 dicembre 2013
Editoriaraba - La giornata mondiale della lingua araba è oggi!
Come ogni anno, il 18 dicembre l’UNESCO celebra la giornata mondiale della lingua araba per ricordare il 18 dicembre 1973, giorno in cui l’arabo divenne la sesta lingua ufficiale delle Nazioni Unite. E, colpo di scena, l’iniziativa è stata promossa da Marocco e Arabia Saudita al fine di promuovere il multilinguismo, la diversità culturale e il ruolo e il contributo dell’arabo nel creare un patrimonio culturale condiviso dall’umanità.
Le iniziative proposte l’anno scorso dall’UNESCO per festeggiare l’arabo erano state le seguenti:
imparare la calligrafia araba
scoprire la poesia
organizzare un reading di poesie
incoraggiare le persone ad intraprendere lo studio dell’arabo
non perdere l’abitudine di parlare in arabo con la propria famiglia (solo per arabofoni)
imparare qualche parola di arabo se si viaggia in un paese straniero
Su editoriaraba si festeggia , partendo da una domanda…come avete conosciuto l’arabo?
Chiara Comitini ne aveva parlato l’anno scorso su A.L.M.A. Blog in un post dal titolo Sul perché l’arabo è anche una bicicletta verde dell’Arabia Saudita.
E ieri qualcuno ha mandato la propria originalissima versione del perché studia, ama o parla questa lingua, che è croce e delizia di tutti colori i quali le si avvicinano.
E le risposte sono sorprendenti.
Giada Frana: Ho iniziato a studiare arabo per amore verso mio marito, e perché mi piacerebbe specializzarmi in articoli sul Medioriente, quindi penso che conoscere questa lingua mi sarebbe molto utile. Da tempo volevo approcciarmi a questa lingua… Quando, nel gennaio 2011, in un comizio di tunisini davanti alla relativa ambasciata, tutti si sono messi a cantare l’inno nazionale con le lacrime agli occhi…e io non capivo nulla né dell’inno, né di quello che dicevano nei discorsi di incitamento alla caduta del dittatore Ben Ali. Così ho capito che, se non volevo rimanere esclusa da una parte importante della vita di mio marito, e anche per comunicare con suoceri e parenti, avrei dovuto rimboccarmi le maniche e mettermi a studiare. Un’ ulteriore spinta mi è data dal fatto che a breve mi trasferirò per un periodo in Tunisia. L’approccio non è stato semplice ma più mi addentro, più rimango affascinata e ho voglia di saperne sempre di più su questa lingua.
Carmen: All’epoca trovavo molto più semplice andare nel vicino/medio Oriente per poterlo mettere in pratica piuttosto che andare in Cina o Giappone. Con il tempo ho imparato ad amarlo ma se potessi tornare indietro sceglierei il persiano.
Fernanda Fischione: Ho cominciato a studiare l’arabo perché quando ero insegnante di italiano a stranieri i miei allievi erano per la maggior parte marocchini e mi hanno lentamente trascinata nel “gorgo”.
Ho scoperto prima di tutto un’umanità nuova, calda, antica, dirompente, e poi una lingua altrettanto totalizzante. Il risultato è che dopo cinque anni sono ancora perdutamente innamorata di questa lingua e di questa cultura, e penso proprio che si tratti dell’amore della mia vita…
Monica Luisa: È stato un colpo di fulmine.
Alessandra Fabretti: Ho iniziato a studiare l’arabo perché ero convinta che sarebbe stata la lingua del nuovo millennio. Non avevo ancora realizzato cosa stava accadendo nel frattempo in Cina.
Pamela Stella: Non ricordo bene, probabilmente ho iniziato a studiare l’arabo per curiosità. Poi la storia tra me e la lingua araba è continuata tra amore e litigi, ma ha resistito nel tempo. E tuttora resiste…resiste perché, semplicemente, non ne posso fare a meno, tra me e lei è una sfida perpetua.
Anna Maria Monti: Mi è sempre piaciuto…un colpo di fulmine.
Elisione Ere Mitica: Perché non c’è una ragione precisa dietro alle passioni.
Lucia Turi Tezler: Perché è difficile.
Abdelghani Mouden: È la mia lingua madre, è mia madre ed il mio punto di riferimento. Scrivo in italiano, e mi arrabbio e mi tormento in arabo.
Francesca Della Puppa: è stata una scoperta-sorpresa… Lo scelsi non del tutto convinta e anche perché avevo una buona base di francese a supporto. Poi, studiandolo all’università, giorno per giorno ne sono rimasta affascinata, colpita, attratta. Non solo per la sua modalità di scrittura, ma anche per i suoni che ai più sembrano quasi “sgradevoli”, perché così gutturali, a me invece risultavano invitanti, interessanti. E poi l’arte, la storia, la cultura e la visione della vita di questa civiltà mi hanno molto stimolata a cercare di saperne sempre di più, per comprendere e anche per scegliere cosa mi andasse a genio e cosa no. Ci sono alcuni aspetti di questo complesso mondo arabo che non potrò mai accettare, ma molti altri che mi hanno anche comunicato quanta intelligenza e saggezza ci sia stata e ci sia ancora tra queste persone. La lingua araba: matematica, economica e nello stesso tempo precisa e vasta, con milioni di vocaboli a stabilire il giusto senso alle cose. La lingua del risparmio nella scrittura e della memoria orale, perché non ci si deve appesantire nello spostarsi. Pochi segni per evocare un mondo, così come bastano poche note e posizioni sul liuto per evocare ore di musica. La lingua della ridondanza e della ciclicità, di quel movimento sinuoso e continuo della carovana che attraversa le dune… la lingua che non spezza le parole, che non va a capo a singhiozzo, ma tiene unita la parola per non togliere completezza al senso, per lasciare intatta la magia dei segni che uniti trasmettono un significato. Una lingua e tante lingue: una, la più eloquente; tante, la complessità di questo mondo vasto e differente, unito dalla scrittura, diviso dalle pronunce. Auguro all’arabo di essere sempre più insegnato e imparato, usato e diffuso, con correttezza, con serietà, con passione. Diffuso nelle scuole, dalla primaria alle superiori perché non si possa più dire un giorno a qualcuno che non capiamo: “Ma parli arabo?”.
Davide Maggiore: Mi piacerebbe impararlo per tanti motivi: i primi tre che mi vengono in mente sono 1) Perché quando ascolto una canzone in arabo ne resto affascinato e ho voglia di capire, di saperne di più 2) perché quando nel 2011 ho cominciato a seguire le rivolte arabe sentivo che mi mancava qualcosa per capirle veramente 3) perché lo swahili è pieno di parole arabe e non sarebbe una lingua così bella, senza.
Marco Scalas: Perché ho avuto una ispirazione interiore, da adulto. Poi, perché mi vergognavo di non riuscire a leggere neppure i cartelli stradali.
Claudia Avolio: Ho iniziato a studiare l’arabo perché nel sentir parlare della Palestina nessuno mi aveva dato le parole per provare a capire le sue storie. Così le ho cercate nella lingua araba.
Amale Merrika: Sono madrelingua araba, nel mio paese di origine ho studiato di più il francese, ma poi ho capito l’importanza della mia lingua d’origine è ho deciso di approfondire le mie conoscenze. Così ho preparato la mia laurea e oggi sono docente di lingua e cultura araba.
Le iniziative proposte l’anno scorso dall’UNESCO per festeggiare l’arabo erano state le seguenti:
imparare la calligrafia araba
scoprire la poesia
organizzare un reading di poesie
incoraggiare le persone ad intraprendere lo studio dell’arabo
non perdere l’abitudine di parlare in arabo con la propria famiglia (solo per arabofoni)
imparare qualche parola di arabo se si viaggia in un paese straniero
Su editoriaraba si festeggia , partendo da una domanda…come avete conosciuto l’arabo?
Chiara Comitini ne aveva parlato l’anno scorso su A.L.M.A. Blog in un post dal titolo Sul perché l’arabo è anche una bicicletta verde dell’Arabia Saudita.
E ieri qualcuno ha mandato la propria originalissima versione del perché studia, ama o parla questa lingua, che è croce e delizia di tutti colori i quali le si avvicinano.
E le risposte sono sorprendenti.
Giada Frana: Ho iniziato a studiare arabo per amore verso mio marito, e perché mi piacerebbe specializzarmi in articoli sul Medioriente, quindi penso che conoscere questa lingua mi sarebbe molto utile. Da tempo volevo approcciarmi a questa lingua… Quando, nel gennaio 2011, in un comizio di tunisini davanti alla relativa ambasciata, tutti si sono messi a cantare l’inno nazionale con le lacrime agli occhi…e io non capivo nulla né dell’inno, né di quello che dicevano nei discorsi di incitamento alla caduta del dittatore Ben Ali. Così ho capito che, se non volevo rimanere esclusa da una parte importante della vita di mio marito, e anche per comunicare con suoceri e parenti, avrei dovuto rimboccarmi le maniche e mettermi a studiare. Un’ ulteriore spinta mi è data dal fatto che a breve mi trasferirò per un periodo in Tunisia. L’approccio non è stato semplice ma più mi addentro, più rimango affascinata e ho voglia di saperne sempre di più su questa lingua.
Carmen: All’epoca trovavo molto più semplice andare nel vicino/medio Oriente per poterlo mettere in pratica piuttosto che andare in Cina o Giappone. Con il tempo ho imparato ad amarlo ma se potessi tornare indietro sceglierei il persiano.
Fernanda Fischione: Ho cominciato a studiare l’arabo perché quando ero insegnante di italiano a stranieri i miei allievi erano per la maggior parte marocchini e mi hanno lentamente trascinata nel “gorgo”.
Ho scoperto prima di tutto un’umanità nuova, calda, antica, dirompente, e poi una lingua altrettanto totalizzante. Il risultato è che dopo cinque anni sono ancora perdutamente innamorata di questa lingua e di questa cultura, e penso proprio che si tratti dell’amore della mia vita…
Monica Luisa: È stato un colpo di fulmine.
Alessandra Fabretti: Ho iniziato a studiare l’arabo perché ero convinta che sarebbe stata la lingua del nuovo millennio. Non avevo ancora realizzato cosa stava accadendo nel frattempo in Cina.
Pamela Stella: Non ricordo bene, probabilmente ho iniziato a studiare l’arabo per curiosità. Poi la storia tra me e la lingua araba è continuata tra amore e litigi, ma ha resistito nel tempo. E tuttora resiste…resiste perché, semplicemente, non ne posso fare a meno, tra me e lei è una sfida perpetua.
Anna Maria Monti: Mi è sempre piaciuto…un colpo di fulmine.
Elisione Ere Mitica: Perché non c’è una ragione precisa dietro alle passioni.
Lucia Turi Tezler: Perché è difficile.
Abdelghani Mouden: È la mia lingua madre, è mia madre ed il mio punto di riferimento. Scrivo in italiano, e mi arrabbio e mi tormento in arabo.
Francesca Della Puppa: è stata una scoperta-sorpresa… Lo scelsi non del tutto convinta e anche perché avevo una buona base di francese a supporto. Poi, studiandolo all’università, giorno per giorno ne sono rimasta affascinata, colpita, attratta. Non solo per la sua modalità di scrittura, ma anche per i suoni che ai più sembrano quasi “sgradevoli”, perché così gutturali, a me invece risultavano invitanti, interessanti. E poi l’arte, la storia, la cultura e la visione della vita di questa civiltà mi hanno molto stimolata a cercare di saperne sempre di più, per comprendere e anche per scegliere cosa mi andasse a genio e cosa no. Ci sono alcuni aspetti di questo complesso mondo arabo che non potrò mai accettare, ma molti altri che mi hanno anche comunicato quanta intelligenza e saggezza ci sia stata e ci sia ancora tra queste persone. La lingua araba: matematica, economica e nello stesso tempo precisa e vasta, con milioni di vocaboli a stabilire il giusto senso alle cose. La lingua del risparmio nella scrittura e della memoria orale, perché non ci si deve appesantire nello spostarsi. Pochi segni per evocare un mondo, così come bastano poche note e posizioni sul liuto per evocare ore di musica. La lingua della ridondanza e della ciclicità, di quel movimento sinuoso e continuo della carovana che attraversa le dune… la lingua che non spezza le parole, che non va a capo a singhiozzo, ma tiene unita la parola per non togliere completezza al senso, per lasciare intatta la magia dei segni che uniti trasmettono un significato. Una lingua e tante lingue: una, la più eloquente; tante, la complessità di questo mondo vasto e differente, unito dalla scrittura, diviso dalle pronunce. Auguro all’arabo di essere sempre più insegnato e imparato, usato e diffuso, con correttezza, con serietà, con passione. Diffuso nelle scuole, dalla primaria alle superiori perché non si possa più dire un giorno a qualcuno che non capiamo: “Ma parli arabo?”.
Davide Maggiore: Mi piacerebbe impararlo per tanti motivi: i primi tre che mi vengono in mente sono 1) Perché quando ascolto una canzone in arabo ne resto affascinato e ho voglia di capire, di saperne di più 2) perché quando nel 2011 ho cominciato a seguire le rivolte arabe sentivo che mi mancava qualcosa per capirle veramente 3) perché lo swahili è pieno di parole arabe e non sarebbe una lingua così bella, senza.
Marco Scalas: Perché ho avuto una ispirazione interiore, da adulto. Poi, perché mi vergognavo di non riuscire a leggere neppure i cartelli stradali.
Claudia Avolio: Ho iniziato a studiare l’arabo perché nel sentir parlare della Palestina nessuno mi aveva dato le parole per provare a capire le sue storie. Così le ho cercate nella lingua araba.
Amale Merrika: Sono madrelingua araba, nel mio paese di origine ho studiato di più il francese, ma poi ho capito l’importanza della mia lingua d’origine è ho deciso di approfondire le mie conoscenze. Così ho preparato la mia laurea e oggi sono docente di lingua e cultura araba.
martedì 17 dicembre 2013
Editoriaraba - Nello specchio del mare bianco. Il romanzo del mare tra Tunisia e Italia approda a Reggio Calabria
17 dicembre 2013
E’ un testo che conosco, per aver letto e studiato, di grande poesia e di estremo interesse linguistico per la commistione tra arabo classico, tunisino, francese, siciliano, laboratorio allegorico del Mediterraneo come chiasmo culturale. Un inno al mare nostrum come luogo di incontro dialettico e di fecondità. Tra l’altro il libro è distribuito con un cd realizzato dai Dounia complesso musicale siciliano dedito alla composizione di musica per il teatro, di grande suggestione.
(Ilaria Guidantoni)
Stasera alle 21 al Teatro Siracusa di Reggio Calabria si svolgerà l’evento Nello specchio del mare bianco. Il romanzo del mare nelle pagine di Eugenio Vitarelli e Moncef Ghachem, con Moncef Ghachem, Maurizio Marchetti, Silvio Perrella, Biagio Guerrera e Caterina Pastura.
Dal comunicato stampa della casa editrice Mesogea “una serata dedicata a due scrittori: Moncef Ghachem, poeta-pescatore tunisino che leggerà assieme a Biagio Guerrera alcuni brani tratti dal suo nuovo libro «Il salto del Cefalo. Storie di pesci, barche e marinai di Mahdia (trad. e cura di Caterina Pastura)»; e Eugenio Vitarelli, scrittore messinese scomparso da diversi anni di cui Maurizio Marchetti leggerà qualche brano, tratto da «Acqualadrone». Silvio Perrella e Caterina Pastura tra una lettura e l’altra parleranno dei libri e degli autori, ma anche del mare e di quell’ispirazione che accomuna due sponde apparentemente lontane nell’immaginario e negli alfabeti, ma che trovano comunque il modo di intendersi.
L’evento si inserisce all’interno della manifestazione Horcynus Fest invernale, un festival artistico che si svolge dal 14 al 31 dicembre presso il Teatro Siracusa di Reggio Calabria e Il Borgo di Chianalea a Scilla.
E’ un testo che conosco, per aver letto e studiato, di grande poesia e di estremo interesse linguistico per la commistione tra arabo classico, tunisino, francese, siciliano, laboratorio allegorico del Mediterraneo come chiasmo culturale. Un inno al mare nostrum come luogo di incontro dialettico e di fecondità. Tra l’altro il libro è distribuito con un cd realizzato dai Dounia complesso musicale siciliano dedito alla composizione di musica per il teatro, di grande suggestione.
(Ilaria Guidantoni)
Stasera alle 21 al Teatro Siracusa di Reggio Calabria si svolgerà l’evento Nello specchio del mare bianco. Il romanzo del mare nelle pagine di Eugenio Vitarelli e Moncef Ghachem, con Moncef Ghachem, Maurizio Marchetti, Silvio Perrella, Biagio Guerrera e Caterina Pastura.
Dal comunicato stampa della casa editrice Mesogea “una serata dedicata a due scrittori: Moncef Ghachem, poeta-pescatore tunisino che leggerà assieme a Biagio Guerrera alcuni brani tratti dal suo nuovo libro «Il salto del Cefalo. Storie di pesci, barche e marinai di Mahdia (trad. e cura di Caterina Pastura)»; e Eugenio Vitarelli, scrittore messinese scomparso da diversi anni di cui Maurizio Marchetti leggerà qualche brano, tratto da «Acqualadrone». Silvio Perrella e Caterina Pastura tra una lettura e l’altra parleranno dei libri e degli autori, ma anche del mare e di quell’ispirazione che accomuna due sponde apparentemente lontane nell’immaginario e negli alfabeti, ma che trovano comunque il modo di intendersi.
L’evento si inserisce all’interno della manifestazione Horcynus Fest invernale, un festival artistico che si svolge dal 14 al 31 dicembre presso il Teatro Siracusa di Reggio Calabria e Il Borgo di Chianalea a Scilla.
martedì 10 dicembre 2013
giovedì 28 novembre 2013
Editoriaraba - Tangeri. La Librairie des Colonnes e il multiculturalismo marocchino
Questo articolo è apparso domenica su Osservatorio Iraq – Nord Africa e Medio Oriente.
Durante i giorni di forte vento, quando le nuvole dello stretto lasciano il cielo di un bel blu terso, la costa spagnola, vista dalla Bab al-Bahr (“porta del mare”) della casbah, appare talmente vicina che sembra di poterla toccare con le dita.
Sono quei maledetti 14 chilometri che separano Tangeri dalla Spagna, l’Africa dall’Europa, che agli occhi dei migranti che li guardano dall’alto della casbah sembrano ancora meno. Gli scrittori marocchini hanno versato fiumi di inchiostro sulle speranze e le delusioni dei migranti in procinto di partire per l’Europa e lasciare la propria terra.
Eppure c’è stato un tempo non troppo lontano in cui Tangeri era la meta preferita di europei e nordamericani alla ricerca di un porto libero in cui rifugiarsi, per scappare dall’asfissiante perbenismo dell’Occidente e dalle sue guerre.
Ma Tangeri era anche conosciuta come la città bianca dall’anima nera, per via della sua reputazione macchiata da storie e leggende che parlavano di alcolismo, prostituzione e malaffare.
Dal 1923 al 1956, anno dell’indipendenza del Marocco dalla Francia coloniale, la città ventosa fu governata da un’amministrazione internazionale e quei decenni passarono alla storia come il periodo dell’Inter-Zona. Governata da ricchi europei espatriati che rappresentavano la metà dei 70mila abitanti dell’epoca, “nessuna città in Marocco presentava un volto meno marocchino”, scrive Terence MacCarthy nel suo breve saggio Beyond the columns. A History of the Librairie des Colonnes, Tangier and its Literary Circle (The Black Eagle Press, Tangier 2013).
In quegli anni Tangeri diventò un vero “porto di mare” accogliendo chiunque fosse in cerca di regole più rilassate, di un ambiente cosmopolita e variegato, di amori non ortodossi e di una cultura eclettica: spie, rifugiati politici, omosessuali, speculatori, giornalisti, lord decaduti, lady che avevano dato scandalo, fumatori di oppio.
E, soprattutto, divenne il rifugio degli scrittori della “Beat Generation” come Jack Kerouac, William Burroughs, Truman Capote, Tennesse Williams, Jean Genet e naturalmente Paul e Jane Bowles, pilastri della vita culturale per gli anni a venire (Bowles morirà a Tangeri nel 1999).
Il salotto culturale tangerino par excellence nasce nel 1949 al numero 54 di Boulevard Pasteur, nel cuore della città: è la Librairie des Colonnes, la terza “impresa culturale di questo tipo” fondata in Marocco dopo la Librairie Céré di Rabat e la Librairie Farraire di Casablanca.
Affacciata sul boulevard più importante della città, a pochi passi dalla medina, dal Gran Café de Paris e dal Minzah (che ancora non era un Hotel), la libreria, grazie alla direzione congiunta di Isabelle e Yvonne Gérofi (le due, una ebrea ungherese, l’altra belga, erano cognate ma le legava una relazione più profonda, quanto sconveniente per l’epoca) diventa in pochissimo tempo anche un salotto letterario, una galleria d’arte.
Il ritrovo preferito di Bowles e dei suoi colleghi scrittori, il posto perfetto in cui gironzolare alla ricerca di libri in francese, spagnolo, inglese e arabo.
Anche gli artisti marocchini la frequentano: il pittore Ahmed Yacoubi, uno dei protégé di Bowles e a cui Francis Bacon aveva fatto da mentore, fa lì il suo debutto nel 1951, seguito dal maestro dell’astrattismo geometrico Romain Ataallah, la cui personale viene organizzata nel 1958. L’ultimo protetto di Bowles ad esibire le sue opere è stato Mohammed M’rabet, artista e hakawati, invitato dall’attuale direttore della libreria, il francese Simon-Pierre Hamelin. La lettura continua su Osservatorio Iraq!
Durante i giorni di forte vento, quando le nuvole dello stretto lasciano il cielo di un bel blu terso, la costa spagnola, vista dalla Bab al-Bahr (“porta del mare”) della casbah, appare talmente vicina che sembra di poterla toccare con le dita.
Sono quei maledetti 14 chilometri che separano Tangeri dalla Spagna, l’Africa dall’Europa, che agli occhi dei migranti che li guardano dall’alto della casbah sembrano ancora meno. Gli scrittori marocchini hanno versato fiumi di inchiostro sulle speranze e le delusioni dei migranti in procinto di partire per l’Europa e lasciare la propria terra.
Eppure c’è stato un tempo non troppo lontano in cui Tangeri era la meta preferita di europei e nordamericani alla ricerca di un porto libero in cui rifugiarsi, per scappare dall’asfissiante perbenismo dell’Occidente e dalle sue guerre.
Ma Tangeri era anche conosciuta come la città bianca dall’anima nera, per via della sua reputazione macchiata da storie e leggende che parlavano di alcolismo, prostituzione e malaffare.
Dal 1923 al 1956, anno dell’indipendenza del Marocco dalla Francia coloniale, la città ventosa fu governata da un’amministrazione internazionale e quei decenni passarono alla storia come il periodo dell’Inter-Zona. Governata da ricchi europei espatriati che rappresentavano la metà dei 70mila abitanti dell’epoca, “nessuna città in Marocco presentava un volto meno marocchino”, scrive Terence MacCarthy nel suo breve saggio Beyond the columns. A History of the Librairie des Colonnes, Tangier and its Literary Circle (The Black Eagle Press, Tangier 2013).
In quegli anni Tangeri diventò un vero “porto di mare” accogliendo chiunque fosse in cerca di regole più rilassate, di un ambiente cosmopolita e variegato, di amori non ortodossi e di una cultura eclettica: spie, rifugiati politici, omosessuali, speculatori, giornalisti, lord decaduti, lady che avevano dato scandalo, fumatori di oppio.
E, soprattutto, divenne il rifugio degli scrittori della “Beat Generation” come Jack Kerouac, William Burroughs, Truman Capote, Tennesse Williams, Jean Genet e naturalmente Paul e Jane Bowles, pilastri della vita culturale per gli anni a venire (Bowles morirà a Tangeri nel 1999).
Il salotto culturale tangerino par excellence nasce nel 1949 al numero 54 di Boulevard Pasteur, nel cuore della città: è la Librairie des Colonnes, la terza “impresa culturale di questo tipo” fondata in Marocco dopo la Librairie Céré di Rabat e la Librairie Farraire di Casablanca.
Affacciata sul boulevard più importante della città, a pochi passi dalla medina, dal Gran Café de Paris e dal Minzah (che ancora non era un Hotel), la libreria, grazie alla direzione congiunta di Isabelle e Yvonne Gérofi (le due, una ebrea ungherese, l’altra belga, erano cognate ma le legava una relazione più profonda, quanto sconveniente per l’epoca) diventa in pochissimo tempo anche un salotto letterario, una galleria d’arte.
Il ritrovo preferito di Bowles e dei suoi colleghi scrittori, il posto perfetto in cui gironzolare alla ricerca di libri in francese, spagnolo, inglese e arabo.
Anche gli artisti marocchini la frequentano: il pittore Ahmed Yacoubi, uno dei protégé di Bowles e a cui Francis Bacon aveva fatto da mentore, fa lì il suo debutto nel 1951, seguito dal maestro dell’astrattismo geometrico Romain Ataallah, la cui personale viene organizzata nel 1958. L’ultimo protetto di Bowles ad esibire le sue opere è stato Mohammed M’rabet, artista e hakawati, invitato dall’attuale direttore della libreria, il francese Simon-Pierre Hamelin. La lettura continua su Osservatorio Iraq!
lunedì 25 novembre 2013
Editoriaraba - A Roma un convegno su letteratura e scambi culturali con il Mediterraneo del Sud
Giovedì e venerdì l’Università Sapienza di Roma ospita il convegno internazionale “Gli studi interculturali: teorie e pratiche nel contesto degli scambi culturali con la sponda Sud del Mediterraneo”, organizzato e coordinato da Franca Sinopoli e Isabella Camera d’Afflitto.
Negli otto panel di cui si compone, i relatori (ricercatori, docenti, arabisti e italianisti) affronteranno le tematiche della traduzione, delle migrazioni, della letteratura di viaggio, della presenza italiana nel mondo arabo, delle influenze arabe nella letteratura italiana, della mediterraneità, della memoria e di molto altro.
Per saperne di più su relatori&interventi potete scaricare il programma dal blog Editoriaraba.
Il convegno si terrà il 28 e 29 novembre presso l’Aula degli Organi Collegiali (Palazzo del Rettorato).
Info: cerimoniale@uniroma1.it
mercoledì 13 novembre 2013
Primo Forum internazionale degli scrittori a Tunisi
Primo Forum internazionale degli scrittori a Tunisi, insieme a Pen International per volere dell'Ambasciatore europeo a Tunisi, Madame Laura Baeza
Dar Lasram, nel cuore della Medina alta, accanto a Dar Tahar Haddad, il pedagogo morto nel 1935 che scrisse saggi importanti sulla libertà delle donne e oggi sede di un'associazione di impegno civile.
A Dar Lasram si sono svolti i lavori del I Forum Internazionale degli scrittori Euro-Maghreb sulle identità plurali. La manifestazione è stata voluta insieme con il Pen Internazionale, rete per la promozione e difesa della libertà di espressione nata a Londra nel 1921 grazie ad una donna. E' un forum di scrittori che ha elaborato una carta ed è presente nei 5 continenti, 102 paesi e opera attraverso 146 centri. Importante il manifesto di Girona sui diritti linguistici. Per chi ne volesse sapere di più www.pen-international.org/who-we-are/translation-linguistic-rights/
Il Forum è aperto a tutti gli scrittori che possono e vogliano parlare delle proprie opere.
Iscriviti a:
Post (Atom)






